Mediterraneo e Artico: scenari diversi, ma un destino comune. Alla SIOI torna “Arctic Connections”


“Quel che succede nell’Artico non resta nell’Artico: il riscaldamento climatico laggiù aumenta di quattro volte rispetto al resto del mondo. Le conseguenze riguardano tutti”. Così Maria Varteressian, Vice Ministro degli esteri norvegese, intervenuta giovedì all’evento “Arctic Connections” presso la sede della SIOI (Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale).

L’appuntamento, giunto alla sua quinta edizione, è stato organizzato e promosso dalla SIOI in collaborazione con la Reale Ambasciata di Norvegia in Italia e l’High North Center for Business and Governance – Nord University di Bodø (Norvegia). Politici, diplomatici e accademici di alto rango si sono confrontati sulle tematiche legate alla gestione della sicurezza del quadrante artico e mediterraneo, con l’obiettivo di analizzare eventuali parallelismi su sfide comuni legate alla crisi energetica ed alla necessità di una cooperazione pacifica per la sicurezza europea.

E di parallelismi, in effetti, ne sono stati trovati, così come le “connessioni” che uniscono, in particolare, l’Italia e la Norvegia. Il Paese scandinavo era ampiamente rappresentato, non solo dalla presenza del Vice Ministro Varteressian, ma anche dall’Ambasciatore Joan Vibe, da accademici di alto rango come Andreas Østhagen e Bård Borch Michalsen dell’High North Center for Business and Governance, e dal mondo aziendale con Knut Harald Nygard di Equinor e Håvard Vollset Lien di Vard.

Dopo i saluti introduttivi da parte del Presidente della SIOI Riccardo Sessa, gli ospiti si sono confrontati sui temi della ricerca scientifica in Artico, sui cambiamenti climatici e sulle loro ricadute sulla sicurezza energetica del continente europeo. Non poteva quindi mancare fra i relatori il Direttore dell’Istituto Idrografico della Marina, Contr. Massimiliano Nannini, e più volte presente alla missione High North della Marina Militare, dedicata allo studio e alla mappatura della regione artica. “Per capire l’Artico bisogna andarci. High North entra nel suo ottavo anno, la ricerca sul campo è fondamentale per capire i cambiamenti climatici e studiare i ghiacci” ha affermato Nannini, che ha poi sottolineato l’importanza della condivisione dei dati con la comunità scientifica mondiale. “La nostra attività è apprezzata da tutti”, ha commentato.

Ivan Caruso, consigliere militare della SIOI, ha poi approfondito la dimensione mediterranea e artica, fra convergenze e differenze, evidenziando gli interessi strategici dell’Italia nel contesto marittimo: “Il Mediterraneo è il nostro centro di gravità. La sicurezza della navigazione, ma anche di infrastrutture sottomarine come cavi e condotte, è la nostra priorità strategica”. Opinione condivisa anche dall’Amb. Giuseppe Morabito, membro del board SIOI, che ha poi sottolineato l’interconnessione sul tema della sicurezza: “Non c’è sicurezza nell’Artico senza sicurezza nel Mediterraneo, e vice versa” ha asserito.

L’analista norvegese prof. Østhagen, d’altra parte, ha posto l’accento sulla maggiore sfida alla sicurezza nell’Artico, ovvero la Russia di Putin e la sua politica aggressiva, nonché all’interesse cinese nella regione che sta aumentando sempre di più. “L’eccezionalismo dell’Artico, il cui motto era ‘High North, Low Tension’, è finito con la guerra in Ucraina. Ma sul lungo termine, è la Cina la minaccia più grande”.

Nel pomeriggio l’evento ha posto il focus sull’industria, la sicurezza energetica e le sfide della decarbonizzazione, chiamando in cattedra i manager delle aziende leader del settore, sia italiane che norvegesi. O anche italo-norvegesi, come è il caso di Vard Group, leader della cantieristica navale norvegese di cui Fincantieri è principale azionista. “Italiani e norvegesi hanno molti punti in comune. Lavoriamo molto bene insieme e impariamo l’uno dall’altro” ha detto il Vice Presidente di Vard Group, Håvard Vollset Lien. Opinione condivisa anche da Marco Piredda, Head of International Affairs Analysis and Business Support di ENI, che ha notato come “curiosità e competenza sono i fattori che italiani e norvegesi condividono e che garantiscono una collaborazione di successo”.

Piredda si è poi soffermato sulle azioni di ENI in ottica di transizione ecologica: “l’efficienza energetica, ovvero come usiamo l’energia, è importante tanto quanto la produzione stessa. Impariamo a usare bene l’energia, non solo come produrla” ha affermato, per poi soffermarsi sulle tecnologie d’avanguardia che, a suo avviso, potrebbero rivoluzionare il mercato energetico nei prossimi anni, come la fusione nucleare, definita “la frontiera”.

La collaborazione fra Italia e Norvegia nel mondo aziendale è lungamente radicata, anche per ciò che riguarda le strategie per la decarbonizzazione e i conseguenti investimenti in ricerca e sviluppo. “ENI ed Equinor collaborano da anni sul fronte della carbon capture, ovvero lo stoccaggio sottomarino delle emissioni. Questa tecnologia può essere la soluzione nei settori industriali hard-to-abate (settori dove è difficile o impossibile impiegare fonti alternative ai combustibili fossili, ndr)” ha detto ancora Piredda, cui ha fatto eco Knut Harald Nygard di Equinor: “La cooperazione Italia-Norvegia ha portato risultati importantissimi. Uno degli ultimi esempi è la start-up F3nice che abbiamo acquisito, ideata da due studenti del Politecnico di Milano, all’avanguardia nel campo della componentistica industriale attraverso la stampa 3D”.

Tanti dunque i punti in comune e le “connessioni” fra Artico e Mediterraneo, e fra Italia e Norvegia in particolare. Ma tante anche le sfide e i rischi che la regione artica e le sue trasformazioni porranno nei prossimi anni. La soluzione? “Cooperazione, cooperazione, e ancora cooperazione” ha esclamato l’Amb. Morabito nei saluti conclusivi, affiancato dal Min. Carmine Robustelli, inviato speciale del Min. Affari Esteri per l’Artico.

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