Dal 1° marzo al via POLARIN, network Europeo di infrastrutture di ricerca polari. Avrà durata di 5 anni


Ha preso ufficialmente il via POLARIN, Polar Research Infrastructure Network, il progetto Europeo coordinato dall’Alfred Wegener Institute con il coinvolgimento di numerosi partner internazionali, tra cui l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS, che mira alla creazione di un network per l’utilizzo condiviso a livello europeo delle infrastrutture di ricerca polari.

Le regioni polari svolgono un ruolo fondamentale nel sistema Terra e sono particolarmente importanti per il nostro clima. Per comprendere e prevedere i complessi processi in atto in queste regioni e fornire informazioni basate sui dati, la comunità di ricerca polare ha bisogno di accedere a infrastrutture di ricerca che possano operare in queste regioni remote.

POLARIN intende, quindi, rendere disponibile l’accesso a 64 importanti infrastrutture di ricerca polare, come stazioni di ricerca sia in Artico che in Antartide, navi da ricerca e navi rompighiaccio operanti in entrambi i poli, osservatori sia a terra che a mare, infrastrutture di dati e archivi di carote di ghiaccio e sedimenti. Ciò avverrà consentendo l’accesso diretto alle infrastrutture ma anche consentendo l’accesso remoto alle strutture del network, in modo che i ricercatori possano richiedere campioni, dati e altre risorse, alle singole infrastrutture senza che il richiedente sia presente sul posto.

I partner coinvolti sono 50 e appartengono a 21 nazioni, sia europee che non, come Canada, Stati Uniti, Gran Bretagna, Ucraina e Cile. Partner italiani, oltre all’OGS, sono l’Istituto di Scienze Polari del Consiglio Nazionale delle Ricerche – CNR, ETT s.p.a e INKODE società cooperativa.

“Ciò che distingue POLARIN è che, per la prima volta, verrà offerto l’accesso alle infrastrutture di ricerca sia nell’Artico che in Antartide attraverso un unico progetto”, spiega Nicole Biebow, coordinatrice del progetto all’Alfred Wegener Institute. “Abbiamo creato una rete di infrastrutture di ricerca interdisciplinari che abbraccia tutte le aree di ricerca polare, spaziando dall’oceanografia a studi sull’atmosfera”.

Tra le infrastrutture di ricerca messe a disposizione dall’Italia ci sono la stazione Mario Zucchelli, la stazione italo-francese Concordia, la nave rompighiaccio Laura Bassi, l’Italian National Antarctic Data Center (NADC) e l’Italian Arctic Data Centre (IADC).

“Oltre a mettere a disposizione la propria nave rompighiaccio Laura Bassi, l’OGS sarà coinvolto in attività di formazione degli utenti sia per quanto riguarda l’utilizzo efficace e sicuro delle infrastrutture sia per quel che riguarda la gestione ottimale dei dati, perché siano accessibili, interoperabili, riutilizzabili e rintracciabili, secondo i principi FAIR”, precisa Michele Rebesco, referente scientifico di POLARIN per l’OGS. “Inoltre l’Ente si occuperà anche della valutazione scientifica e della classificazione delle proposte presentate in risposta ai bandi di accesso per l’utilizzo delle infrastrutture di POLARIN”

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