Forum Shipping, il gotha della portualità all’Acquario di Genova. Rixi: “Riforma porterà coordinamento nazionale”


“Riforme come quella portuale, che ha un’importanza così strategica per il Paese, riguardano tutti, non se ne può fare una questione di questa o quella parte politica. Il percorso è ancora da tracciare, ma abbiamo chiarito che serve un coordinamento nazionale per riuscire a dare uniformità di azione ai porti italiani.” Così Edoardo Rixi, Viceministro delle Infrastrutture, all’apertura del decimo Forum Shipping & Intermodal Transport questa mattina di martedì 5 dicembre all’Acquario di Genova, che ha riunito i massimi rappresentanti delle istituzioni e del mondo imprenditoriale marittimo. Rixi, intervenuto insieme al sindaco di Genova Marco Bucci, ha quindi tracciato quello che sarà il principio guida della tanto discussa riforma del sistema portuale italiano, attualmente disciplinato dalla legge 84/94: una maggiore centralità nella gestione, con l’eventuale creazione di un’agenzia statale dotata di poteri di coordinamento in materia di porti.

Le posizioni di Rixi hanno suscitato il dibattito fra i tanti e prestigiosi ospiti che si sono alternati il microfono, specialmente nel secondo panel della mattinata, dal titolo evocativo “Verso un altro modello di portualità”, dove hanno preso la parola Rodolfo Giampieri, presidente di Assoporti, Francesco Munari, avvocato e professore ordinario all’Università di Genova, Paolo Piacenza, commissario straordinario AdSP Mar Ligure Occidentale, Sergio Prete, presidente AdSP Mar Jonio-Porto di Taranto, e Mario Sommariva, presidente AdSP Mar Ligure Orientale. Moderati da Simone Gallotti del Secolo XIX, gli ospiti si sono confrontati sulle prospettive della futura riforma: “La semplificazione e la sburocratizzazione sono ciò di cui abbiamo bisogno, va garantita l’operatività delle AdSP e loro rapporto con organi centrali e locali” ha commentato Piacenza, aggiungendo che “occorre più efficienza nella gestione del personale.”

Più critico, o forse più realista, è stato invece Sommariva, che ha notato come “le AdSP devono gestire 5 miliardi di investimenti in infrastrutture entro il 2026. Non si può pensare di mettere mano adesso alla natura giuridica di enti che hanno a che fare con una tale impresa”. Il presidente dei porti di Spezia e Carrara ha comunque aperto a una riforma in senso centralistico, purché “porti a una vera semplificazione normativa, soprattutto degli organi di controllo. Io auspico che, se costituito un governo centrale, esso diventi l’unico ente di controllo” ha chiosato. Il prof. Munari dal canto suo ha lodato l’intenzione della riforma centralistica evocata da Rixi, cui ha fatto il plauso di “non sacrificare il bene comune all’ideologia”.

Giampieri ha rivendicato invece l’eccellenza della portualità italiana, notando come “a differenza di tanti paesi, l’Italia non ha mai chiuso i propri porti durante il Covid, grazie a un’organizzazione del lavoro seria e strategica. La filiera portuale va aggiornata, ma funziona. E la competitività italiana non può basarsi sul basso costo del lavoro, ma sulla qualità”. Parole di ottimismo condivise anche da Prete, che sul porto di Taranto ha detto “si sta trasformando in un porto polifunzionale e sostenibile”.

Ma riforme e prospettive future non sono state, purtroppo, l’unico argomento della mattinata, la cui prima parte si è concentrata su un presente sempre più incerto. Il primo panel “Ridisegnare le mappe del trasporto globale”, moderato da Fabrizio Vettosi, managing director VSL Club SpA, ha riunito in cerchio i protagonisti della logistica italiana: Sara Armella, avvocato fiscalista Studio Armella & Associati, Marco Conforti, presidente PSA Italy, Mark Lowe, CEO Monact Risk Assessment, Luigi Merlo, direttore rapporti istituzionali per l’Italia di MSC e presidente Federlogistica, Stefano Messina, presidente di Assarmatori, e Paolo Pessina, presidente di Assagenti.

“La cronaca di questi giorni, con il sabotaggio delle navi legate a Israele da parte degli Houthi, ci dimostra che l’Iran, il loro manovratore, può chiudere gli stretti come un rubinetto”, ha fatto notare Lowe, non nascondendo una certa apprensione per la situazione mediorientale. Armella, esperta in trattati di libero scambio e regolamentazione internazionale, ha invece posto l’accento sulla “scomparsa del mondo multilaterale”, il quale sarebbe tramontato definitivamente con la pandemia, facendo posto alla “fase della frammentazione, con barriere, dazi e sanzioni a complicare un settore di per sé intricato. Le imprese italiane faticano a districarsi, nonostante la loro vocazione sia l’export”.

“Parlare di geopolitica nel nostro settore è molto più importante rispetto al passato” ha osservato Merlo, che si è poi soffermato sui rapporti con la Cina, sulla quale “è mancata una visione politica di rapporti. Alzare muri ora è un errore, dobbiamo rilanciare la centralità dell’Europa e della visione comunitaria. Gli Stati Uniti d’Europa sono l’unica soluzione per rilanciarsi anche in Africa” ha concluso.

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