Porto Antico di Genova, al via il progetto di studio per il biorisanamento delle acque portuali


Porto Antico di Genova, al via il progetto di studio per il biorisanamento delle acque portuali

Sviluppare un protocollo di utilizzo standard di bioattivatori capaci di migliorare lo stato di aree eutrofizzate e/o contaminate è l’obiettivo dello studio sperimentale per il risanamento biologico delle acque e dei sedimenti del Porto Antico di Genova tramite un dottorato di ricerca avviato in collaborazione tra Costa Edutainment, Fondazione Acquario di Genova Onlus, Università di Genova, ARPAL, Porto Antico di Genova ed Eurovix S.p.A., con il supporto finanziario di 11th Hour Racing Tea

Il lavoro prevede tre fasi: la prima, già iniziata e ancora in corso, ha comportato la raccolta di campioni di sedimenti e acque in tre siti: in prossimità della prua della Nave Blu, presso lo sbocco del Rio Sant’Anna e dalla parte opposta del molo Ponte Spinola, zona di ormeggio dei battelli. L’analisi delle caratteristiche chimico-biologiche di queste aree contribuirà alla caratterizzazione del sistema ecologico portuale. Una parte di questi campioni è stata trasferita in 15 vasche, allestite appositamente in spazi tecnici dedicati dell’Acquario di Genova. I sistemi sperimentali, costituiti da uno strato di sedimento di alcuni cm e 40 litri d’acqua, sono stati trattati con quattro diversi prototipi di bioattivatori forniti da Eurovix SpA (Ph. D. Nicola Secchi, Dr. Sante Ansferri, Ing. Massimo Di Martino), azienda specializzata nello sviluppo e produzione di bioattivatori applicati all’ambiente, con sede a Entratico (BG). Le prove, della durata di circa 60 giorni, hanno comportato una serie di analisi specifiche, grazie al supporto dell’Università di Genova (DISTAV-Prof. Cristina Misic) e ARPAL (Dott.ssa Paola Solari e suo staff del reparto di Biologia, Dott.ssa Carla Devia e suo staff reparto analisi chimiche) per monitorare la qualità dell’acqua e dei sedimenti in seguito ai diversi trattamenti e individuare i bioattivatori più performanti.

La seconda fase prevede altre successive raccolte di sedimento e acqua portuale con cadenza stagionale e allestimento di altre prove sperimentali utilizzando i prototipi risultati più efficaci, al fine di monitorarne l’andamento nel tempo in funzione della variazione di alcuni parametri (per esempio temperatura e ossigeno disciolto).

Una volta in possesso di queste informazioni, i bioattivatori più efficaci verranno utilizzati nella terza fase che prevede l’impiego di sedimenti portuali in una vasca di volume maggiore, sempre allestita all’interno di uno spazio tecnico dedicato dell’Acquario di Genova, fornita di un collegamento di presa a mare diretta, con inserimento di alcune specie animali tipiche dell’ambiente portuale.

I bioattivatori sono miscele di microrganismi non patogeni, non geneticamente modificati e preventivamente sottoposti a test di tossicità che li classificano come non tossici per l’ambiente e gli operatori. A questi consorzi biologici sono aggiunti enzimi, estratti vegetali e catalizzatori minerali che, una volta rilasciati nell’ecosistema, si attivano e consentono di ristabilire negli ambienti acquatici le naturali condizioni di equilibrio, limitando i carichi organici o inquinanti.

Il loro impiego contribuisce ad abbassare le concentrazioni di azoto e fosforo, ottimizzando i processi naturali di rimozione degli stessi, e a ridurre o eliminare i cattivi odori, spesso causati da putrefazione anaerobica della sostanza organica sedimentata, che provoca la formazione di gas tossici e maleodoranti come l’acido solfidrico e il metano.

Queste condizioni sono spesso riscontrabili in alcune parti nello specchio acqueo del Porto Antico, soprattutto nel periodo estivo, proprio a causa della presenza di sedimenti stratificati sin da tempi storici e di scarichi incidentali, veicolati dal Rio Sant’Anna o da altri effluenti minori che sfociano in questa zona, e sono favorite anche dallo scarso idrodinamismo delle acque tra i moli.

Questo tipo di biotecnologia presenta numerosi aspetti positivi: non ha controindicazioni ambientali, a differenza di sostanze chimiche che causano modificazioni irreversibili o sterilizzazione, ha costi competitivi rispetto ad altri tipi di bonifiche che comportano dragaggi, installazione di strutture e filtrazioni, non interferisce con le normali attività dell’area in cui viene utilizzata, non produce residui tossici o bioaccumuli e può coesistere con altre tecnologie che concorrono al risanamento delle acque, come ad esempio la fitodepurazione.

Lo studio è oggetto del dottorato di ricerca industriale in Scienze e Tecnologie Marine (XXXVIII ciclo, curriculum Scienze degli Ecosistemi Marini – Università di Genova) della dott.ssa Elvira Chiesa, biologa responsabile del laboratorio di analisi interno dell’Acquario di Genova. Il progetto di ricerca è finanziato dalla Fondazione Acquario di Genova Onlus, con il sostegno dell’11th Hour Racing Team, un’importante organizzazione filantropica americana che raggruppa diverse Fondazioni e che sostiene anche il vincitore della Ocean Race 2022-23. Durante le varie fasi delle gare intorno al mondo, in ogni scalo sostiene il lavoro di un’organizzazione locale che si adopera per un’azione positiva per la salute degli oceani.

La ricerca, della durata di tre anni, si basa su un know-how specifico che lo staff dell’Acquario di Genova ha già sviluppato nell’utilizzo di questi bioattivatori che da anni vengono utilizzati con ottimi risultati per preparare le vasche di nuova costruzione prima dell’inserimento delle specie animali previste, con l’obiettivo di rendere l’ambiente acquatico ottimale per le stesse.

Questa ricerca, quindi, potrà costituire una base conoscitiva importante per poter programmare interventi su scala più ampia all’interno di ambienti portuali e in aree costiere con problematiche simili, contribuendo in modo eco-compatibile e sostenibile al ripristino di condizioni ambientali ottimali.

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