Valore Aggiunto Diretto: 6,2 miliardi di euro (il 3,5% della ricchezza regionale), con un balzo record del +30,5% nel biennio 2023/2022 (il doppio rispetto al +15,9% della media italiana).
Occupazione: 79.897 addetti (3,3% del totale regionale), con una crescita straordinaria del +20,2%, a fronte del +7,7% registrato a livello nazionale.
Imprese: Nel 2024 le imprese registrate sono 14.293 (pari al 3,1% del totale regionale). In questo caso si nota l’unico dato in controtendenza, con una flessione del -1,8% (rispetto al +2,0% italiano), che tuttavia si inserisce in un quadro di sostanziale stabilità se analizzato sul periodo lungo (2019-2024).
L’Economia del Mare procede a gonfie vele in Veneto secondo il XIV Report del Mare, Focus su Venezia – Veneto, forniti dall’Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare – OsserMare insieme al Centro Studi Tagliacarne – Unioncamere e presentato al Salone Nautico di Venezia appena concluso. Un appuntamento itinerante e voluto, come ogni anno, da Camera di Commercio Frosinone Latina, Azienda Speciale Informare e Assonautica Italiana. Il Veneto esprime una Blue Economy straordinariamente efficiente e concentrata. Il territorio regionale conta 40 Comuni costieri (11 litoranei e 29 prossimi al mare) distribuiti sulle sole province di Venezia e Rovigo. Pur ospitando appena il 16% della popolazione regionale (contro una media nazionale del 34,2% che vive sulle coste), in queste aree si produce il 15,7% della ricchezza complessiva del Veneto.
Grazie al moltiplicatore regionale di 2,1 (il più alto d’Italia), ai 6,2 miliardi di valore aggiunto diretto si affiancano 13,1 miliardi di euro di indotto, per una ricchezza complessiva generata dalla filiera del mare pari a 19,3 miliardi di euro. Questo significa che la Blue Economy contribuisce per ben il 10,9% al PIL di tutto il Veneto. Un peso specifico enorme, quasi pari all’11,3% del dato nazionale, ma ottenuto con appena 1/15 della popolazione regionale residente nelle aree costiere.
A livello settoriale, la ricchezza prodotta direttamente dal mare in Veneto vede al primo posto i Servizi di alloggio e ristorazione (turismo), che pesano per il 45,9% del valore aggiunto della filiera. Seguono la Movimentazione di merci e passeggeri (18,5%) e la Filiera della cantieristica (13,4%).
Nelle graduatorie nazionali spicca il ruolo dei territori veneti: Venezia è la 3ª provincia in Italia per numero assoluto di imprese blu (9.572 aziende) ed è 4ª a livello nazionale per incidenza del valore aggiunto sul totale dell’economia provinciale (15,4%). Venezia si posiziona al 4° posto in Italia anche per l’incidenza degli occupati (15,4%) e delle imprese marittime sul totale provinciale (12,7%).
Rovigo emerge con forza posizionandosi all’8° posto assoluto in Italia per la quota di imprese blu sul totale della provincia (9,6%), mentre si colloca al 17° posto per incidenza del valore aggiunto (8,1%) e al 32° per gli occupati (6,6%).
L’analisi del tessuto imprenditoriale evidenzia profonde trasformazioni generazionali e di genere, utili a tracciare le tendenze future. Si registra una contrazione delle imprese giovanili (-10,7%), che rappresentano l’8,1% delle imprese blu, e delle imprese femminili (-4,1%), che costituiscono il 18,4% della Blue Economy regionale (un dato, quest’ultimo, in controtendenza rispetto alla crescita delle “imprese rosa” registrata a livello nazionale). A compensare questa flessione è la forte spinta delle imprese guidate da cittadini stranieri, cresciute del +25,4% e arrivate a rappresentare il 10,1% del comparto. Sebbene la riduzione delle imprese femminili impoverisca il settore in termini di diversificazione, il saldo complessivo resta positivo: la crescita delle imprese straniere è quantitativamente quasi il triplo rispetto alla perdita di quelle giovanili, a testimonianza di un settore attrattivo e in salute.
Il commercio estero legato alla Blue Economy veneta evidenzia un saldo complessivo negativo per 990,6 milioni di euro nel 2024. Questo risultato è interamente imputabile allo sbilanciamento strutturale della filiera ittica, che registra un deficit commerciale di 1.000,8 milioni di euro (150 milioni di export a fronte di 1.151 milioni di import). Non basta a compensare questo divario il saldo positivo della cantieristica, che chiude in surplus con +10,2 milioni di euro (26 milioni di export contro 15 milioni di import).
Fonte: Ossermare- Centro Studi Tagliacarne- Unioncamere
ZOOM – L’Economia del Mare in Italia genera 76,6 miliardi di euro di valore
L’Economia del Mare in Italia si conferma un pilastro strategico, generando 76,6 miliardi di euro di valore aggiunto diretto (pari al 4,0% della ricchezza nazionale), in crescita del +15,9% nel biennio 2023/2022. Il settore garantisce l’occupazione a 1.089.710 addetti (+7,7% nel biennio, con un’incidenza del 4,2% sul totale nazionale) e conta 232.841 imprese (+2,0% nel 2024 rispetto al 2022, pari al 4% del tessuto imprenditoriale italiano). L’elemento cardine del rapporto è il moltiplicatore economico, pari a 1,8: ogni euro investito direttamente nelle attività marine ne attiva altri 1,8 nel resto dell’economia, generando un valore aggiunto indiretto di 140 miliardi di euro. Complessivamente, la filiera allargata del mare produce ben 216,7 miliardi di euro, incidendo per l’11,3% sul PIL nazionale. Questa forte capacità di connessione si concentra soprattutto nei trasporti, nella cantieristica e nelle attività ricreative e sportive. A livello territoriale, il Nord-Est vanta il moltiplicatore più alto d’Italia (2,1), segnale di un legame eccezionalmente solido tra le attività marittime e il tessuto produttivo dell’entroterra.

