“Nella testa dei marittimi”: i reali bisogni nello studio presentato a Port&ShippingTech


Il benessere psico-fisico sempre più fattore chiave nello shipping. Sicurezza, welfare, formazione: questi i temi al centro del convegno “Human Factors” nella giornata di apertura della XV edizione di Port&ShippingTech in programma l’11, 12 e 13 ottobre a Palazzo San Giorgio a Genova. Stress fisico e mentale, situazioni continuative di emergenza da gestire, burnout e soprattutto troppi mesi a bordo nave, dove la mancanza dei familiari si fa sempre più struggente. Questi alcuni dei risultati emersi nel convegno tecnico “Nella testa dei marittimi: un’analisi psicologica dei bisogni”, organizzato dal sindacato dei lavoratori marittimi USCLAC-UNCDIM-SMACD che ha presentato la prima Survey sulla valutazione dei fattori di rischio psico-sociale e dei fattori protettivi dal disagio psico-sociale nel contesto marittimo, frutto della collaborazione fra il sindacato e “Psicologia del mare”, il gruppo di ricerca guidato da Francesco Buscema dell’Università di Torino e Clarissa Cricenti, ex Allievo Ufficiale di Coperta a bordo nave, dell’Università La Sapienza di Roma. Lo studio, basato su un questionario ancora online e aperto a tutti i marittimi, è stato inizialmente iniziato su un campione di 848 marittimi, completato da 519 di loro (tempo di compilazione circa 30 minuti). “Sulle risorse lavorative – ha dichiarato Buscemi – non sono presenti differenze significative a seconda dello status a bordo mentre sono presenti bassi livello di supporto tra colleghi e di leadership trasformativa con un più evidente dell’utilizzo dell’umorismo passando da status superiori a inferiori”. “Sulle richieste lavorative abbiamo ricevuto segnalazioni di comportamenti atipici come parlare da soli a bordo, baciare la nave, atti di violenza verso equipaggi e passeggeri. Lo Studio ha evidenziato inoltre una notevole capacità di resilienza dei marittimi italiani efficienti sul lavoro e con un forte senso di responsabilità: di contro però collaborano poco fra di loro e devono fare i conti con fattori negativi come ripetitività e stress. Sono significative però le differenze nelle loro percezioni, che variano a seconda della collocazione del marittimo all’interno della gerarchia lavorativa.”.

Riveste quindi un ruolo sempre più nevralgico la figura del medico di bordo, difficile da reperire, ruolo spesso affidato a medici già in pensione anche over 70. Schietta come sempre la testimonianza sul campo del medico di bordo Isabella Susy De Martini, che ha denunciato “stress dovuto alla scarsa qualità del sonno a causa di cabine condivise da 6 marittimi, equipaggi anche di 46 differenti nazionalità con religioni e abitudini diversissime tra loro, aumento di suicidi e di problemi mentali gravi e persistenti.

Confitarma, rappresentata da Mariachiara Sormani, Segretario del Gruppo Tecnico Education e Capitale Umano, ha annunciato che “entro il 2024 gli armatori potranno, laddove sia possibile, mettere a disposizione una connessione wi.fi a bordo”. Fra le conclusioni, la volontà di tutti – sottolineata da Giovanni Consoli di Assarmatori – che la ricerca venga ampliata anche ad equipaggi stranieri, anche nell’ottica di ridiscussione del Contratto Collettivo Nazionale in scadenza.

Sulla sicurezza si è concentrato l’intervento di Roberto Bunicci, presidente di Fedepiloti che afferma: “Abbiamo attivato un processo di analisi del rischio identificando ben 25 cause di incidenti, dalla mancanza di lavoro di squadra alla scarsa comunicazione e pianificazione tra comandante e pilota. Bisogna considerare che la manovra è la prima emergenza di bordo”. Fedepiloti ha sviluppato una guida per le cosiddette azioni di mitigazione del rischio: il pilota non può permettersi distrazioni perché le conseguenze sono terribili.

La formazione resta un aspetto strategico nello sviluppo del settore. Lo spiega Rosario Trapanese, fondatore di Imat- Italian Maritime Academy Technologies che evidenzia in particolare l’impatto dell’innovazione tecnologica sulla qualità del personale sulle navi. “Noi abbiamo dai 50 ai 70 corsi settimanali su 154 paesi, con una media di 500 allievi al giorno e centinaia di ufficiali donne, vera eccellenza”. La “fuga di cervelli” riguarda anche il settore marittimo dove “all’estero e i nostri ragazzi hanno anche paghe da 24 a 32 mila dollari al mese. Il mercato nazionale perde risorse a scapito di quello internazionale”- conclude Trapanese.

Infine, Giovanni Consoli, dirigente Politica Marittima di Assarmatori Shipowners Association evidenzia che sono circa tremila le persone che potrebbero trovare immediatamente lavoro sulle navi, occorre dunque rivedere le politiche del lavoro partendo dalla creazione di un sistema di welfare per i marittimi”.

In parallelo a Port&ShippingTech si sono affrontati altri due temi cruciali per lo sviluppo del settore logistico-portuale: la navigazione a breve-medio raggio con la sessione “Short sea: passengers and RO-RO” e il ruolo dei porti come snodo centrale della supply chain per tutti i settori produttivi nazionali con la sessione “Ports & supply chains”.

La navigazione a breve-medio raggio è un settore in cui il cluster marittimo italiano è leader a livello europeo. Lo sviluppo delle Autostrade del Mare con il sostegno finanziario del marebonus è cresciuto e si tratta ora di rendere strutturale lo shift intermodale su tratte costiere e di bacini come l’Adriatico, anche per il ruolo importante che lo short sea shipping dovrà rivestire nella decarbonizzazione. Lo sviluppo logistico è fondamentale per quello dei settori produttivi italiani, in cui i porti rappresentano uno snodo d’entrata e d’uscita strategico. È necessario quindi considerare l’intera supply chain in modo integrato tra produzione, logistica di terra e porti con una forte componente tecnologica per rendere fluida la gestione dei dati e la movimentazione delle merci.

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